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Guida all'uso degli apparecchi di emergenza

Dal primo decreto del luglio 1939 ad oggi esiste un lungo percorso di disposizioni legislative che regolarizzano la presenza e l’utilizzo dell’illuminazione d’emergenza. Finalmente con la UNI EN 1838 abbiamo definizioni chiare e specifiche sull’argomento a partire proprio dalla definizione di illuminazione di emergenza.

Dal primo decreto del luglio 1939 ad oggi esiste un lungo percorso di disposizioni legislative che regolarizzano la presenza e l’utilizzo dell’illuminazione d’emergenza. Finalmente con la UNI EN 1838 abbiamo definizioni chiare e specifiche sull’argomento a partire proprio dalla definizione di illuminazione di emergenza che così si divide:

definizioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli apparecchi di illuminazione di sicurezza, essendo preposti all’evacuazione di una zona o un locale, non solo devono garantire una buona visibilità dello spazio , ma anche illuminare le indicazioni e le vie di esodo in modo da identificare in maniera immediata il percorso da seguire per giungere in luogo sicuro.

Essi devono rispondere alla norma EN 60598-2-22 (CEI 34-22) e installati almeno nei seguenti punti:

  1. In corrispondenza di ogni uscita di sicurezza indicata
  2. In corrispondenza di ogni porta di uscita prevista per l’uso in emergenza
  3. Ad una distanza inferiore ai 2 mt ad ogni rampa di scale in modo che ognuna riceva luce diretta
  4. Ad una distanza inferiore ai 2 mt ad ogni cambio di livello o gradino
  5. In corrispondenza dei segnali di sicurezza
  6. In corrispondenza di ogni cambio di direzione in corrispondenza di ogni diramazione comporti una scelta di direzione
  7. Immediatamente all’esterno di ogni uscita per un luogo ritenuto sicuro
  8. Ad una distanza inferiore ai 2 mt ad ogni punto di pronto soccorso
  9. Ad una distanza inferiore ai 2 mt ad ogni dispositivo antincendio o di chiamata dei soccorsi

Ricordiamo che l’illuminazione di sicurezza deve assolutamente essere efficace per tutti: adulti, bambini, anziani, cioè categorie di persone con percezioni visive differenti e con tempi di adattamento differenti.luxdefinizione

Gli apparecchi di illuminazione si installano in base a tre diversi scopi: per illuminare le vie di esodo, per evitare l’insorgere del panico e per garantire la sicurezza di persone impegnate in lavori o situazioni pericolose.

L’illuminazione delle vie di esodo ha l’obiettivo di consentire alle persone presenti di identificare chiaramente e nell’immediato le vie di fuga verso le uscite di sicurezza , che quindi devono essere non solo illuminate ma anche segnalate. Il livello di luce richiesto varia da ambiente ad ambiente essendoci diverse leggi che regolano valori differenti per ogni ambiente, ma in linea di massima possiamo utilizzare i valori dettati dalla norma UNI EN 1838. Essa prevede che per le vie di esodo di lunghezza non superiore ai 2 metri, l’illuminamento al suolo sulla linea mediana sia uguale o superiore a 1 lx, mentre la banda centrale di larghezza pari o superiore alla via di esodo abbia un illuminamento almeno pari al 50%di quello presente sulla linea mediana Per le vie di esodo di larghezza superiore ai 2 metri bisogna che ci sia anche illuminazione antipanico oppure scomporre la larghezza in fasce inferiori ai 2 metri e seguire per ognuna di esse i criteri visti precedentemente ( 1 lx al centro – 50% ai lati).

 

L’illuminazione antipanico ha lo scopo di evitare che le persone presenti siano prese dal “panico” al mancare dell’illuminazione ordinaria. La norma EN 50172 individua tre situazioni nelle quali è necessario prevedere questo tipo di illuminazione:

  • Nelle aree in cui non è immediato identificare le vie di esodo
  • In aree normalmente occupate da un numero elevato di persone
  • In aree di superficie superiore ai 60 mq

Sull’intera area con illuminazione antipanico, l’illuminamento non deve essere inferiore a 0.5 lx.

L’illuminazione di aree con attività ad alto rischio, come indicato dalla norma UNI EN 1838  e dal nome stesso, contribuisce alla sicurezza delle persone impegnate in situazioni o processi potenzialmente pericolose per consentire lo svolgersi delle corrette procedure di sicurezza richieste. Le caratteristiche principali richieste sono:

  • L’illuminamento deve essere pari o superiore al 10 % dell’illuminamento ordinario e comunque non inferiore ai 15 lx.
  • Devono essere evitati effetti stroboscopici
  • L’indice di resa cromatica deve essere almeno pari a 40.

 

LA SEGNALETICA DI SICUREZZA

Essa ha lo scopo di indicare alle persone le vie di esodo e le uscite di sicurezza. Se per motivi tecnici ci si affida a segnaletica provvista di illuminazione, questa non sostituisce l’illuminazione di sicurezza vera e propria.

Il riferimento legislativo in merito alla segnaletica di sicurezza nei luoghi di lavoro è il Dlgs 493/96 il cui esplica:

  • I segnali di sicurezza sono composti da cartelli , ovvero segnali che mediante combinazione di una forma geometrica, di colori e di un simbolo o pittogramma, forniscono indicazioni determinate, la cui visibilità è garantita da illuminazione di intensità sufficiente.
  • I cartelli devono essere sistemati tenendo conto di eventuali ostacoli, ad un’altezza ed in una posizione appropriata rispetto all’angolo di visuale, inoltre in caso di cattiva illuminazione naturale sarà opportuno utilizzare colori fosforescenti, materiali riflettenti o illuminazione artificiale.
  • I pittogrammi utilizzati potranno differire leggermente dalle figure riportate o presentare rispetto ad esse un maggior numero di particolari, purché il significato sia equivalente.

Avendo ovviamente necessità di essere visibile, un segnale di sicurezza può essere realizzato nei seguenti modi:

  • Si utilizza un apparecchio di illuminazione d’emergenza con all’interno un pittogramma trasparente che viene retroilluminato (vedi FlagWay)
  • Come segnali si utilizzano dei normali cartelli illuminati da apparecchi d’emergenza posti nelle vicinanze
  • I pittogrammi sono adesivi trasparenti che vengono applicati su un generico apparecchio di illuminazione d’emergenza. (vedi Onda)

 

Le due grandi categorie di apparecchi per l’illuminazione d’emergenza sono:

AUTONOMO: in questo caso la fonte di alimentazione per la lampada è interna all’apparecchio (batterie)

AD ALIMENTAZIONE CENTRALIZZATA: la fonte di alimentazione non risiede nell’apparecchio, ma proviene da una sorgente indipendente dall’alimentazione ordinaria.

Un apparecchio d’emergenza, sia autonomo che centralizzato, può essere:

  • Ad illuminazione permanente: le lampade sono sempre alimentate e quindi il tubo fluorescente è sempre acceso.
  • Ad illuminazione permanente a luminosità ridotta: gli apparecchi mantengono una luminosità ridotta in presenza di rete e più elevata in emergenza.
  • Ad illuminazione non permanente: la sorgente luminosa è spenta in presenza di rete e accesa in emergenza.
  • Ad illuminazione combinata: l’apparecchio contiene al suo interno due o più lampade, delle quali una dedicata all’emergenza e le altre preposte all’illuminazione ordinaria. Essi possono essere sia di tipo permanente che non.

L’appendice B della norma CEI EN 60598-2-22 (CEI 34-22) classifica gli apparecchi d’emergenza in base ad una marcatura consistente in un rettangolo suddiviso in tre (apparecchio centralizzato) o quattro (apparecchio autonomo) caselle contenenti dei codici.

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